"L'arte della Gioia", di Goliarda Sapienza


A cura di Marcella Stilo | 17/07/2010

L'arte della gioia, di Goliarda Sapienza, è un libro memorabile, uno di quei libri che non lasciano scampo al lettore che - sin dall’incipit - viene sbalzato nel mondo straordinario di Modesta, protagonista leggendaria di questa storia.

Tutto ha inizio nella Sicilia dei primi anni del Novecento, all’epoca Modesta ha tredici anni e il nome che porta sembra uno scherzo del destino teso a sottolineare le condizioni di miseria nella quale vive insieme alla madre e alla sorella mongoloide.

Abitano in una baracca nella chiana di Catania, sconfinata di verde e campi di grano, e in questi immensi spazi Modesta girovaga liberamente desiderosa di appagare la propria brama di conoscere, in fuga dall’indifferenza depressiva che aleggia in famiglia.

Durante le scorazzate campestri si ferma spesso a infastidire Tuzzu, un giovane contadino che lavora nei campi della chiana, sottoponendolo a innumerevoli quesiti e riversandogli addosso tutta curiosità che ha nei confronti delle cose, del mondo, del corpo, e con il corpo e con la mente sente dentro sé di essere destinata a una vita che va ben oltre i confini del suo villaggio e della sua condizione.

Modesta fa domande e pensa cose che si manifestano precocemente per la sua età, inoltre, la sfrontatezza e l’acume che la caratterizzano sono qualità che non si addicono ad una giovanissima donna, per di più siciliana. Intelligenza e forza di carattere sono a quel tempo doti riconosciute soltanto agli uomini, ancor più negli ambienti poveri.

A seguito di un deprecabile evento la madre e la sorella perdono la vita e Modesta,ormai orfana, viene mandata in un convento di suore dove la madre superiora,madre Leonora, di origini aristocratiche, la prende sotto la propria protezione facendone la sua pupilla e assicurandole un’educazione e un’istruzione degne di un blasone.

L’inimmaginabile conduce Modesta lungo il sentiero di una nuova vita fatta di preghiera ma anche di agi e soprattutto di cultura: prende lezioni di musica e canto e madre Leonora le concede libero acceso alla biblioteca del convento che, in breve tempo, diventa il luogo prediletto di Modesta dove si nutre di letteratura e beve filosofia.

In un mondo austero e costruito popolato di sole donne, Mimmo, il giardiniere del convento, è l’unica figura maschile con la quale Modesta si può confrontare, una figura che rievoca molto quella paterna. Mimmo è un uomo tenero e saggio e i suoi insegnamenti, espressi con parole semplici in un italiano sicilianizzato, ricorrono sempre, fino alla fine nella vita di Modesta.

Per la “tosta carusa” le carte si mescolano ancora e, alla morte di madre Leonora, si apre per lei una partita tutta nuova da giocare con la vita.

Modesta viene mandata a trascorrere un breve periodo presso l’aristocratica famiglia della defunta, secondo le sue volontà testamentarie. Qui, grazie ad un enorme talento che si fonde ad un’intelligenza machiavellica, riesce a trasformare la sua permanenza momentanea in definitiva conquistandosi la stima e il rispetto della vecchia e severa Gaia, madre di suor Leonora nonché capo famiglia. Ne eredita il ruolo che le permette di controllare i cordoni della borsa di casa, ruolo legittimato da un matrimonio di convenienza che la trasforma in una nobile a tutti gli effetti.

Con Modesta ha inizio una nuova era per la famiglia Brandiforti e Modesta resta solo nel nome, ma eccezionale nell’impresa di resistere, morire e rinascere senza mai abbandonare chi prende per mano. Modesta impara l’arte della gioia da ogni dolore che vive o le passa accanto, si ribella alle rotte già disegnate in nome della libertà di pensiero e sentimento opponendo sempre l’autenticità delle proprie imperfezioni e debolezze all’ipocrisia del conformismo e così facendo le trasforma in forza, investendo come un’onda d’urto vitale ogni persona o cosa che incontra.

L’arte della gioia è un’opera corale popolata di personaggi che si susseguono lungo l’arco della vita di Modesta, tutti rappresentano un tassello fondamentale nell’incedere della narrazione e ciascuno di essi presenta caratteristiche psicologiche, sociali e caratteriali ben definite, peculiarità da cui la nostra eroina beve e nelle quali s’imbeve assorbendo la parte più buona di ognuno , o meglio, quella più le risulta “utile” al fine di accrescere la propria sfera intellettiva grazie un’emotività scevra da condizionamenti sociali e dalle sovrastrutture che questi implicano.

L’autrice utilizza una scrittura fluida, asciutta, che guarda sempre davanti a sé e mira dritto al cuore partendo dallo stomaco. Ci trascina verso una lettura che si consuma parola per parola, pagina dopo pagina, con rara voracità.

Lasciatevi anche voi prendere per mano da Modesta. Rendete onore alla sua autrice Goliarda Sapienza, che in vita non ne conobbe, e non ve ne pentirete.

 

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Tag: recensione, L'arte della gioia, Goliarda Sapienza, Edizione Einaudi